Altro che… Lettera a Matteo Renzi

Riguardo allo slogan #unmarediballe, il nostro segretario Andrea Burzacchini, ha scritto una lettera a Renzi, assieme ad altri segretari e iscritti di altri circoli in Europa ed Italia. La condividiamo nei toni e nei contenuti!

Caro Matteo Renzi,

come segretari di circolo ed iscritti al PD non possiamo non esprimere una grande perplessità di fronte allo slogan #unmarediballe contenuto nella campagna sul referendum.

Indipendentemente da come la si pensi sul referendum, riteniamo che il nostro partito non debba usare espressioni volgari e toni strafottenti, molto vicini allo stile di altri partiti da cui vorremmo invece differenziarci.

Accusare genericamente i sostenitori del SÌ di dire un mare di balle è offensivo non solo nei confronti di un movimento che ha collaborato con i nostri parlamentari e con il tuo Governo negli importanti passaggi della COP 21 e del Collegato Ambientale, ma anche nei confronti dello stesso nostro partito.

Nei nostri circoli infatti, come in tantissimi circoli in tutta Italia ed Europa, abbiamo speso energie, tempo e denaro per organizzare discussioni e serate informative sul referendum del 17 aprile. Abbiamo invitato sostenitori del SÌ e del NO, che hanno esposto le loro ragioni in modo più o meno accurato, più o meno approfondito. Ovviamente ognuno ha “tirato l’acqua al proprio mulino”, ma nessuno ha detto un mare di balle.

I nostri iscritti e simpatizzanti hanno partecipato alle iniziative, discutendo, confrontandosi anche duramente, a volte mantenendo le proprie convinzioni, a volte cambiando idea.

Di sicuro sono stati contenti di aver avuto una possibilità in più per incontrarsi e confrontarsi, e sono stati contenti che i circoli lo abbiano reso possibile.

E’ questa la politica che ci piace, è questo quello che continueremo a fare. Altro che balle!

Con amicizia

Andrea Burzacchini (Segretario del Circolo PD di Friburgo, Germania)

Federico Quadrelli (Segretario del Circolo PD di Berlino)

Gianni Tinella (Segretario del Circolo PD di Ginevra)

Cecilia Mussini (Segretaria del Circolo PD Monaco)

Grigorij Filippo Calcagno (Segretario GD di Modena)

Cristiano Cavuto (Segretario del Circolo PD Lussemburgo)

Santo Vitellaro (Segretario del Circolo PD Hannover)

Giuliana Damato (Consigliere comunale PD Barletta)

Simona Campo (Segreteria regionale PD Valle D’Aosta)

Roberto Serra (Circolo PD Lussemburgo)

Maria Chiara Prodi (Direzione Nazionale, circolo PD Parigi)

Simona Arletti (Circolo PD Buon Pastore, Modena)

Daniela Di Benedetto (Circolo PD di Monaco)

Matteo Tricarico (Circolo PD San Severo)

Claudio Cesaroni (Circolo PD Bari)

Giulio Volpi (Gruppo economia verde, PD Bruxelles)

Gigi Rizzi (Direzione Regionale Puglia)

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Perché Milano? Perché Majorino?

Il segretario del nostro circolo, Andrea Burzacchini, si sta dando “un sacco da fare” per appoggiare Pierfrancesco Majorino alle primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Milano. Oltre a pubblicare su facebook, Andrea è stato a Milano venerdì scorso per sostenere Majorino in una serata pubblica.
Quando Andrea è tornato gli abbiamo chiesto i motivi del suo impegno. Ne è nata una interessante discussione, che cerchiamo di riportare qui.

Noi: – Andrea, come mai ti interessano così tanto le Primarie di Milano? Che giri hai laggiù?
Andrea: – Beh, intanto io a Milano voglio bene, è una città che più la vedo più mi piace. E poi…
– Va bene, ma ci saranno anche altre città che…
– Un attimo. Per noi che viviamo all’estero, Milano non è una città qualsiasi. Milano è la città italiana più vicina all’Europa, Milano è per noi la porta d’Italia, il posto in cui arriviamo col treno e magari passiamo la prima notte. Milano è la città che nel bene e nel male rappresenta l’Italia in Europa
– Beh, beh, beh… [diversi di noi sono romani, NDR]
– Lo so, lo so. Roma. E Napoli. E Venezia. Sono splendide, chiaro. Ma rappresentano Roma, Napoli e Venezia. Milano invece, in Europa, è la cartina di tornasole di come viene vista (e giudicata) l’Italia all’estero.

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– OK, te lo concediamo. Allora: Perché Majorino?
– Beh, intanto è l’unico dei quattro candidati che è del PD. E a me francamente mi pare pazzesco che il PD – quello milanese e quello nazionale – non lo appoggi con forza. Insomma, in tutte le grandi metropoli europee in cui governa il centrosinistra, sindaco è un massimo dirigente del locale partito socialista, o socialdemocratico o laburista che sia
– Sicuro?
– Certo. Quelli che non sapevo li ho controllati su wikipedia: Parigi, Monaco, Berlino, Vienna, Bruxelles, Amsterdam, Copenhagen…
– OK, OK, basta, ti crediamo. Però dobbiamo ammettere che non sempre nelle varie città d’Italia, il candidato PD alle primarie era il migliore…
– Giusto. Ma Pierfrancesco, invece, è davvero il migliore dei quattro
– Perché?
– Allora: intanto la visione che Majorino ha di Milano – i giovani, l’ambiente, la lotta alla corruzione, il territorio, il lavoro, i diritti, i legami internazionali, la libertà, la ricerca, fino alla bellezza – è quella di una grande città europea, una città non rinchiusa in se stessa, ma polo di sviluppo del ventunesimo secolo.​
– Puoi farci un esempio?
– Beh, quello del tema su cui credo di essere più competente: la cosiddetta road map della rivoluzione ambientale. Lo sapete perché lo dico sempre: in Italia quasi mai i sindaci hanno il coraggio di “dare i numeri”, di definire con obiettivi tangibili quello che vogliono fare. Pierfrancesco lo ha fatto, con chiarezza e con obiettivi ambiziosi, dallo stop ai veicoli inquinanti entro il 2016 fino alla Milano emissioni zero nel 2040. In questo senso è davvero europeo. In Europa si fa così.
– D’accordo… lui però ha soprattutto competenze sul sociale, giusto?
– Beh, è l’attuale assessore alle politiche sociali nella giunta Pisapia. Ed è stato anche grazie alla gestione del suo Assessorato che Milano – come le grandi città europee, come Vienna e Monaco – sta dando prova di enorme solidarietà, umanità, apertura e intelligenza nell’accogliere e soccorrere le centinaia di profughi. Vi ricordate quando la scorsa estate la televisione tedesca riportava la situazione alla Stazione Centrale a Milano: Majorino era lì, a coordinare gli aiuti, a lavorare con le associazioni e i cittadini.
Tanto più in queste settimane, quando le politiche di apertura e accoglienza praticate dalle città europee sono sotto attacco da parte delle destre più o meno becere, credo sia un messaggio importante candidare alla guida della città italiana più rappresentativa un uomo come Pierfrancesco, che ha dimostrato di avere una visione europea del fenomeno delle migrazioni.
– OK, sei convincente, per una volta non abbiamo da obiettare 🙂
– ……
– Beh, venerdì eri a Milano. Come ti è sembrato?
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– A me è piaciuto. È da 15 anni che lavoro con le città in tutta Europa e oltre. In lui nelle sue risposte, ho riconosciuto l’approccio dei grandi sindaci europei. La consapevolezza che i grandi problemi del pianeta – migrazione, cambiamento climatico, formazione… – si affrontano a partire dalle città. Think globally, act locally. 
Alla fine è tutto lì…

– Hai detto un sacco di volte “europeo”, parlando di Majorino
– Eh. Credo non a caso….

 

Unioni civili: non possiamo più attendere

Assieme ad altri circoli PD in Europa abbiamo pubblicato un appello per l’approvazione del decreto Cirinnà sulle unioni civili e abbiamo richiesto di includere il riferimento al matrimonio nell’appello stesso.

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Ecco il testo!

“L’Italia non può più attendere: siamo tra i pochi Paesi europei a non riconoscere le unioni delle coppie omosessuali, è il momento di accelerare con l’approvazione del ddl Cirinnà!

Proprio noi, che viviamo la nostra azione quotidiana di militanza per il PD in Europa, sappiamo come la piena concessione di diritti alle persone omosessuali- a partire proprio dal riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso – costituisca dappertutto nella UE, da molto tempo, un pilastro della democrazia e del modello sociale.

Anche noi, dall’estero, ci associamo alla mobilitazione in atto in queste ore tra tanti iscritti e attivisti PD per chiedere una pronta approvazione del disegno di legge sulle unioni civili!

PD Bruxelles –
PD Londra –
PD Parigi –
PD Berlino –
PD Lussemburgo –
PD Madrid –
PD Friburgo –
PD Olanda –
PD Wolfsburg –
PD Monaco”

Omicidio stradale: quasi d’accordo con Luigi Manconi

A inizio giugno il Senato ha approvato il decreto che introduce il reato di omicidio stradale. La cosa è stata salutata con entusiasmo e sollievo dalla quasi totalità dei commentatori: di fronte alla strage quotidiana sulle strade italiane e al senso di impunità provato dai parenti delle vittime, è ottima cosa che il Parlamento italiano si mostri unito e prenda una forte iniziativa.
Insomma, tutto bene, pare.

omicidio stradale

C’è però chi dice no. Il Senatore del PD Luigi Manconi, uno dei pochissimi a votare contro il provvedimento, sostiene che – al di là dell’indubbia tragedia – non vi é in realtà nessuna emergenza. Manconi sostiene infatti che “i morti per incidente stradale, sono passati, nell’ultimo quarto di secolo, dai 6.621 dell`anno 1990 ai 3.385 del 2013”. Di fatto, continua il senatore “Si tratta, in tutta evidenza, di un provvedimento dai forti connotati emotivi, che – per l`ennesima volta – non si pone in alcun modo il problema dell`efficacia bensì solo ed esclusivamente quello della sua capacità di suggestione. […] Insomma, un campionario che porta il segno di quel populismo penale che percorre la società e larga parte dell`informazione e che, nella gestione politica, assume i tratti di una vera e propria demagogia punitiva”.

D’accordo con Manconi, senza dubbio. Non è la “paura della galera” a impedire a certa gente di correre in auto. E in un Paese senza certezza della pena, poi… E inoltre, il carcere dovrebbe servire alla rieducazione, quanto meno in teoria. Quale rieducazione si può immaginare per un “omicida stradale” che debba stare in carcere 21 anni? Siamo nel campo della punizione e basta.

Tutto sbagliato, quindi?

Quasi tutto sbagliato. Manconi ha quasi del tutto ragione.
Dico “quasi” perché chi come noi abita in una città dell’Europa a nord delle Alpi, sa che un’emergenza invece c’è. Quella del comportamento degli automobilisti italiani e la gestione del traffico nelle città. Qui la differenza con il resto d’Europa è schiacciante. SchulwegNelle città italiane si continua a morire di più (circa tre volte tanto, in media). Ma soprattutto, mentre qui in Germania i bambini incominciano ad essere indipendenti nel percorrere le strade della città in prima o al più tardi in seconda elementare, in Italia questo non avviene. Troppo alto è il pericolo: reale e percepito.
L’assenza dei limiti dei 30 km/h, la mancanza di ostacoli fisici alla velocità, la larghezza delle sedi stradali, le pochissime disincentivazioni al traffico privato, e infine la mancanza di rispetto di regole base (strisce pedonali, per esempio) rende le strade delle città italiane assolutamente impraticabili per i più deboli (bambini, anziani, portatori di handicap).

Ecco che allora si potrebbe completare quanto dice Manconi.
Il carcere come deterrente non va e non deve andare. Ma altri deterrenti – anche di tipo punitivo – come sanzioni amministrative elevate per gli automobilisti che non rispettano le regole di convivenza urbana sulle strade, e il ritiro o la revoca della patente, mi sembrano invece del tutto auspicabili.
Aspettando che nel frattempo le amministrazioni delle città italiane rendano le città più fruibili a ciclisti e pedoni.

La vecchia e la bambina. Parole a vanvera sui profughi.

L’ormai celebre video di Reem, ragazza palestinese in lacrime, e la Cancelliera Merkel che cerca goffamente di consolarla dopo averne provocato il pianto, ha mostrato ancora una volta la rozzezza, l’impreparazione e la superficialità dei media italiani.

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Il livello più scontato e più stupido è quello scelto da giornali online come Repubblica, Corriere, Huffington Post, i quali sembravano non aspettare altro per iniziare un vero e proprio “character assassination di un’intera nazione”, come spiega con ottime parole Edoardo Toniolatti sul sito Mediabias. La Merkel “non si piega nemmeno davanti a una bimba in lacrime”, “fa piangere una bambina rifugiata”, e via delirando.

Apparentemente sembra fare meglio Massimo Gramellini sulla Stampa. Nel Buongiorno del 17 luglio, intitolato nientepopodimeno che  “La Germania e la bambina” il giornalista attacca non la risposta piuttosto goffa e scontata della Merkel, quanto il fatto che lo dica appunto a una bambina, rappresentando quindi la “Germania che si siede con tutta la sua potenza sulle spalle fragili di una bambina”. Gramellini poi se ne esce con uno stupefacente “Non si pensi che l’umanità rattrappita della cancelliera sia una prerogativa teutonica, anche se nascere a certe latitudini aiuta”.

L’infelicissima battuta non sfugge a Mario Sechi, vice direttore del Foglio, il quale in un articolo intitolato addirittura “L’umanità della Merkel spiegata a Gramellini” ha buon gioco a dimostrare come il giornalista della Stampa abbia “sbagliato a puntare il sestante“. Tralasciando ora ogni commento sull’abitudine tutta italiana di inserire nei titoli nomi di altri giornalisti (il mondo ruota intorno a noi giornalisti, sia chiaro!), vale la pena notare come anche la difesa d’ufficio del Foglio sia davvero a vanvera. Il fatto che “nel 2013 in Germania 16,5 milioni di persone hanno alle spalle una storia familiare di immigrazione” che “nello stesso anno la Germania ha toccato il record di immigrazione negli ultimi vent’anni” e che “i bambini stranieri nati in Germania possono scegliere la cittadinanza tedesca”, sono cose vere, ma c’entrano poco o nulla con l’accoglimento dei profughi.

È interessante notare come queste due letture siano poi rispecchiate dagli sguaiati commenti sui social. Alla maggioranza che ovviamente propone per dileggiare la Merkel, si contrappone perfino un interessante gruppo di persone che invece ne loda la sincerità: ha detto pane al pane e vino al vino mentre un politico italiano alla Renzi, si dice, avrebbe promesso alla bambina di prendersi cura personalmente del caso, a uso delle telecamere e dei buonisti sparsi nel Paese. Figuriamoci se non ci si può infilar dentro Renzi, anche quando non c’entra nulla.

Credo rimangano da dire tre cose. Forse quattro.

Innanzitutto è odioso chiamare bambina, o addirittura bimba, un’adolescente di quasi quindici anni. Verrebbe da pensare che sia fatto apposta (il character assasination riesce ovviamente meglio), ma poi ricordo che gli stessi media esordiscono spesso con “ragazzo di 35 anni”. E allora capisci che il problema è più grande.

Poi è importante ricordare una cosa. Nessuno dei media che si è occupato del caso si è preso la briga di vedersi l’intero video. Non sia mai, una fatica… con ‘sto caldo, poi… Pubblicato sul sito del governo tedesco mostra come la Merkel abbia dialogato con la ragazza per oltre otto minuti prima che la stanchezza e la ripetitività della situazione portassero all’epic fail della cancelliera. La quale non sarà un master of communication, ma, da quel che mi risulta, uno dei pochissimi capi di governo che accettano di comunicare senza rete con la popolazione, tanto più in situazioni a rischio di immagine (minori, profughi, etc…).

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Che poteva fare, allora, la Merkel, in una no-win situation del genere? (Che è la stessa domanda che mi ha fatto mia figlia, tra l’altro).
Risponde bene solo un ottimo articolo della Süddeutsche Zeitung, dal titolo “Cosa avrebbe dovuto fare la Merkel invece di accarezzare“. Invece di ripetere che “non possiamo prenderci cura di tutti” avrebbe dovuto cogliere l’occasione per assicurare che in Europa “tutti i rifugiati hanno diritto a una possibilità” e che “ogni rifugiato è un arricchimento per la Germania”. Così il quotidiano progressista di Monaco di Baviera.
Su questo, dice la SZ, sul fatto che non sia riuscita a rispondere in questo modo, sul fatto che non abbia introiettato questa visione sui profughi, la Merkel può e deve essere criticata.

Così deve scrivere un giornale progressista. Altro che cattiveria, o realismo, o sensibilità.

Noi militanti migranti non dimentichiamo

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È passato un mese dalla più grande tragedia mai avvenuta nel Mediterraneo. Molti sembrano averla già “archiviata”. Come PD Friburgo abbiamo proposto ad altri sedici circoli PD in Europa di scrivere una lettera assieme indirizzandola al nostro partito.
Eccola.

Caro Segretario,
cari membri della Segreteria,
care compagne e compagni,

È passato un mese dalla più grande tragedia mai accaduta nel Canale di Sicilia. L’enorme
numero di vittime ha scosso le coscienze di molti ed allo stesso tempo alimentato le
speculazioni di chi vorrebbe rendere ermetiche le frontiere.

Noi militanti del PD all’estero ci sentiamo particolarmente vicini alle sorti delle migliaia di
cittadini africani e medio-orientali che tentano ad ogni costo, anche al prezzo della vita, di
raggiungere le coste europee. Ci accomunano la migrazione, la speranza in un’alternativa di vita migliore, il desiderio di sviluppare le nostre potenzialità di uomini e donne. Ci rendono diversi la drammaticità delle condizioni di vita nel paese di partenza, le condizioni del viaggio e l’accoglienza nel paese di arrivo.
Come iscritti ai circoli europei del PD chiediamo al nostro partito di impegnarsi con assoluta priorità su due fronti.

Il primo è quello di impiegare ogni mezzo a disposizione per evitare che tragedie come quella avvenuta un mese fa si ripetano ancora. Ogni singola vita umana persa in mare sulla rotta dei migranti è un peso sulle coscienze di noi Europei. Noi chiediamo al nostro partito, il più grande della famiglia socialdemocratica europea, al governo nel Paese più interessato dagli sbarchi e con un proprio membro alla carica di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, di porre la questione all’ordine del giorno in ogni sede competente assegnandole la massima priorità.
In secondo luogo lanciamo un appello a tutto il partito perché si impegni in un’opera di
narrazione che cancelli le mistificazioni sull’immigrazione ed educhi la società ai valori di
accoglienza e integrazione. Da parte nostra abbiamo a più riprese promosso iniziative per
portare la discussione ad un livello europeo sia sul piano politico che su quello civile.
Intendiamo ora ricercare un maggiore coordinamento di tali iniziative, anche insieme ai
circoli degli altri partiti socialdemocratici europei.
Secondo tutte le stime, i flussi migratori verso l’Europa sono destinati ad aumentare a causa del peggioramento delle condizioni di vita nei paesi di partenza. Peggioramento a cui anche governi ed imprese europei hanno contribuito con scelte politiche ed economiche, i cui effetti si ripercuotono su scala globale. Un largo numero di migranti proviene poi da paesi teatro di guerra come la Siria. In particolare a quest’ultimi è giusto fornire un’alternativa valida al ricorso ai trafficanti di uomini.
Riteniamo che l’Europa, un continente di mezzo miliardo di persone, sia ben in grado di
accogliere pochi milioni di migranti e rifugiati in modo umano ed efficiente. La gestione
politica del fenomeno deve dare risposte immediate sul lato umanitario e
contemporaneamente proporre alla società una visione per il futuro. In tal senso siamo
convinti che l’immigrazione racchiuda in sé delle potenzialità sia per il Paese di arrivo
(culturali ed economiche) che per quello di partenza (sviluppo attraverso il ritorno di risparmi e conoscenze). Questa visione è condivisa da molti esperti e studiosi europei.

Il nostro partito non può sicuramente avere paura di perdere i voti di gruppi di persone grette ed egoiste, sobillate (in Italia e in Europa) da un’estrema destra razzista; ma non può nemmeno aver paura dei troppi “distinguo” che si levano da ambienti a noi più vicini.
Per chi si mette in mare per venire in Europa, l’unico distinguo è tra la vita e la morte.
Circolo PD di Friburgo (Germania)
Circolo PD di Londra
Circolo PD di Monaco di Baviera
Circolo PD di Bruxelles
Circolo PD di Madrid
Circolo PD di Amsterdam
Circolo PD di Delft
Circolo PD di Rotterdam
Circolo PD di Berlino
Circolo PD di Parigi
Circolo PD di Grenoble-Lione
Circolo PD Albania
Circolo PD di Ginevra
Circolo PD di Hannover
Circolo PD Lussemburgo
Circolo PD di Wolfsburg
Circolo PD di Stoccarda 1

Qui vivo qui voto

Immaginate di vivere in una città da 30-40 anni. Magari di esserci nati. Vi impegnate nel sociale, in politica, partecipate a discussioni virtuali e reali. Avete degli interessi in quella città, magari perfino dei figli.
Ma non potete votare, né per il sindaco, né per il consiglio comunale, né per i referendum locali.

Non potete votare alle amministrative perché non siete cittadino dell’Unione Europea. E abitate in Italia. In Germania. In Francia. In Polonia. In Romania. In Bulgaria. In Grecia. In Austria. In Lettonia. A Cipro.
Questi dieci Stati dell’Unione Europea continuano a disattendere numerose raccomandazioni di Consiglio d’Europa e Parlamento Europeo sul diritto di partecipazione alla vita politica drizzutiei cittadini stranieri.
La cosa è paradossale. Qui a Friburgo ci sono centinai di cittadini turchi nati qui, cittadini svizzeri che si sono trasferiti definitivamente dai tempi dell’università, che non possono votare. Un cittadino italiano (o lettone, o irlandese) viene qui per caso e dopo tre mesi può votare per il Sindaco.
Con tutto l’amore che possiamo provare per l’Unione Europea, si capisce bene che la situazione è assurda.
L’associazione Freiburger Wahlkreis 100% si batte da anni per sensibilizzare la popolazione al problema e per motivare i politici a modificare la legge.
Lo scorso 29 aprile, nell’ambito del progetto I Participate, assieme ad altre sette associazioni e municipalità europee, l’associazione friburghese ha iniziato la campagna Qui vivo Qui voto, chiedendo il sostegno dei cittadini europei affinché questa assurda ingiustizia sia cancellata. Ingiustizia, ricordiamolo, che colpisce circa quindici milioni di persone nei Paesi citati.

Prima firmataria della campagna è stata Elly Schlein, deputata europea del PD, che il 29 aprile ha ricevuto al Parlamento Europeo di Strasburgo una delegazione di cittadini di Friburgo attivi neIMG_20150430_110447lla campagna. Come circolo PD di Friburgo non possiamo che essere contenti ed orgogliosi della scelta di Elly, la quale aveva fatto anche qui da noi, ai margini del bosco, un pezzettino di campagna elettorale.
Altre belle cose succederanno nei prossimi giorni a Londra e ad Arezzo. In occasione delle elezioni comunali, rispettivamente il 7 ed il 31 maggio, vi saranno decine di urne simboliche, che raccoglieranno il voto degli stranieri non-UE. Speriamo sia l’ultima volta che siano simboliche.

A questo punto non possiamo che chiedere al nostro partito di sostenere con forza questa campagna.
In un periodo in cui in tutta Europa si assiste a una gretta e pericolosa rinascita di razzismo e discriminazione, il ricordare e ricordarsi da che parte stiamo non guasta affatto.